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La nave.

Ho il mal di mare, e so di non soffrirlo. E’ tutta colpa della terra ferma, di questa mia isola che devo abbandonare, lo faccio per amore e ne sono convinta. Tutto si muove, la mia vita ha ricevuto un enorme scossone e si muove come il pac nel mare del Polo, e io sto cercando di saltare da un posto all’altro senza cadere nell’acqua.  Che circonda me e quest’isola che non ho mai abbandonato e che lascerò per sempre, tornerò da turista, straniera nella mia terra. Ho paura di perdere le mie radici, persino di prendere una nuova inflessione nella mia parlata di non avere più contatti con quella cultura a cui sono tanto legata. E’ piccolo il mio mondo fatto di certezze e la fuori c’è tanta incertezza, riuscirò a non sparire inghiottita dalla grande massa? Sono forse troppo fragile e inadatta, mi sento piccola e solo il calore dell’amore di quel bellissimo uomo che il mio compagno mi ha dato la forza per fare la valigia. Si, quella valigia che fisso ogni tanto e che capisco farò un ultima volta per uscire per sempre da casa dei miei e andare a vivere con lui. Dopodomani c’è una nave in porto che mi aspetta e una macchina piena delle mie cose che dovrò guidare fino a destinazione, dove mi aspetta  non un traguardo ma una nuova partenza, quella di una vita a due.

Onde sonore.

La testa mi scoppia non ce la faccio più, non è solo un dolore fisico ma anche uno mentale che è causato dalla paura. Una fottuta paura e credetemi la parola fottuta è per me una delle peggiori che possa pronunciare, non per il suo senso intrinseco ma perchè mi ricorda chi me la rivolse e in quale occasione. Ma è così che mi sento è così che mi voglio esprimere. Dopodomani qualcuno guarderà e analizzerà ogni singola cellula del mio cervello alla ricerca di qualcosa che so già di avere ma che deve essere definito solo nella sua entità. Conosco già la sensazione dentro quel tunnel freddo, la testa imbrigliata in una maschera di plastica così che non possa muoversi e il rumore assordante della macchina che con le sue onde sonore scandaglia il mio corpo per riportare quelle immagini sul monitor dell’operatore che con voce fredda mi dice di stare ferma. Ferma nel freddo tunnel su di un gelido lettino,  immobile e come unica sensazione di essere viva quel bruciore al braccio che mi proviene dalla sostanza di contrasto che va in circolo.  Guardare il mio viso nel piccolo specchietto sopra me nella speranza di non sentire l’opprimente sensazione di chiuso e pensare, pensare come a voler imprimere i miei pensieri sul monitor e farne una mappa. Ogni volta che sono uscita da quella macchina in questi anni c’è stata una nuova malattia o un peggioramento della stessa, ogni volta non ci sarei mai voluta entrare.

Passanti e parole.

Mi sono rifugiata in questo luogo per non essere trovata, ho scelto che a leggermi sia l’unica persona che mi sento veramente di amare. Ma il mio rifugio è uno strano nascondiglio, so che da qui potrebbero  passare centinaia di visitatori o nessuno e l’anonimato venire svelato, ma non mi importa so che per almeno un po’ potrò dire ciò che sento dentro, dirlo senza il velo e la paura che qualcuno leggendomi soffra. In questi giorni ho paura, tanta estrema paura di morire e di non poter andare a vivere con l’uomo che amo, che accada qualcosa che me lo impedisca, che arrivi un dottore e mi dica che non vivrò abbastanza o che le cure non mi permetteranno di andare via da qui, da questa dimora che mi fa sempre più male. Mi fanno male le mani e le ossa, ma il dolore mi entra dentro l’anima e non mi abbandona, le cose vanno sempre peggio e non ci sono lavori che mi distraggano. Penso sempre più all’uomo che amo e se lui debba sopportare le mie sofferenze. Presto dovrò affrontare un lungo viaggio per raggiungerlo e ho paura di non farcela, di non avere abbastanza forza per affrontarlo solo l’amore per lui mi dà forza, solo l’amore per lui. Mi chiedo in un turbinio di pensieri se c’è qualcuno che possa consigliarmi e farmi capire cosa è meglio per le mie cure e la mia salute. Mi chiedo se c’è una cura per tutti questi mali, se il mondo troverà una cura per il mio male. Dentro me sta crescendo una fede che non sapevo di avere ma ho paura di chiedere a Dio qualcosa per me, paura di non meritare il suo intervento, eppure egoisticamente lo faccio e spero mi esaudisca.

3 minuti a mezzanotte.

Era tanto che non scrivevo al pc a  tarda notte, e forse perchè era tanto che non avevo questa angoscia dentro me. Il fallimento mi ha colto impreparata e non so come affrontarlo, sento di aver sbagliato qualcosa ma non capisco dove e cosa. Il lavoro non poteva andare peggio quasi mi ricorda la sensazione di squallore in cui ero costretta a lavorare l’anno scorso in questo periodo, i ricatti morali a cui ero sottoposta. E poi il dolore nel cuore per un uomo che oggi ha rifatto capolino nella mia vita. Volevo colpirlo da mesi con le mie parole, volevo ferirlo per averne una reazione, ma non avrei mai creduto che mi avrebbe fatto così male dentro. La ferita ha sanguinato ed io non sono riuscita a tamponare questa emorragia di dolore che ancora fuoriesce dal mio petto. Amo un altro uomo ora, ma lui riesce ancora a farmi sentire inadatta e incapace. E poi perchè è riapparso oggi? Per quale motivo non ha atteso altro giorno se non quello in cui tutti i miei sforzi lavorativi sono diventati inutili. Ho tanta voglia di piangere ma un groppo mi impedisce di farlo, mi consolo con la foto dell’uomo che amo, solo che non riesco a lenire la rabbia a calmare dentro me la voglia di urlare, di gridare contro chi oggi ha rovinato tutto quello che ho creato in quasi un anno. Pensavo che il mare si fosse quietato invece dentro me le onde si infrangono alimentate dal vento di risentimento che oggi soffia dentro la mia anima. Ho una sola cosa certa so chi amo.
Oggi di fronte a quel camice bianco ho deciso di mettere da parte il mio pudore e parlare di un problema che da qualche anno mi affligge e che sono riuscita a confidare solo a pochi intimi e non senza un grosso sforzo. Sono le parole che non ho più quelle che mi fanno vergognare di me stessa. Da qualche anno non si sa perchè, forse a causa della sclerosi, non riesco a ricordare il nome delle cose comuni: una mela, un divano, un qualsiasi oggetto non hanno nella mia mente quell’immediato nome che di solito diamo. Ci sono così nei miei discorsi lunghe pause, alla ricerca di quel nome comune che non c’è più nella mia mente. Me ne vergogno tanto perchè la mia favella sempre pronta e fluente risulta ora sempre più lenta e impacciata, facendomi sembrare delle volte un po’ imbranata. Ed allora descrivo le cose, la loro forma e ne richiamo con altre parole il loro uso, ma si è rotto qualcosa tra la mia lingua e la mia mente, qualcosa che non trova il giusto flusso e la giusta velocità. Qualcosa che mi sta isolando pian piano dagli altri con cui mi vergogno sempre più di parlare, mi rendo conto che ho paura di venir giudicata e che dovrei affrontare la cosa, forse un primo passo oggi l’ho fatto. Ora magari almeno scoprirò il perchè, anche se ho paura che questo non mi restituirà le mie parole.

Vettovaglie e amore.

Ed ecco che la parte peggiore di me sta uscendo, il Mister Hyde che c’è in me. E la cosa mi spiace tanto, perchè io vorrei solo arredare la casa, vederla pronta per poterci vivere insieme a chi amo, solo che una parte di me quella super iper organizzata si fa prendere la mano e va avanti anni luce dall’idea calma e teneramente sonnacchiosa che il mio compagno ha dell’arte dell’arredare. Mi rendo conto che mi bastano pochi minuti per capire quanti mobili e quanti oggetti, abbinati a quest’ultimi, ci stanno in una stanza e che i maschietti hanno bisogno di focalizzare meglio la cosa di noi femminucce abituate ad abbinare scarpe a vestiti e borsette, sin da tenera età. Quello che vorrei è solamente non ferire i sentimenti del mio dolce amore, e non farmi odiare quando parlo di piatti e bicchieri senza ancora avere una credenza….. Mi impegnerò, chissà se ce la faccio.

Mi manca…

Mi manca questo cielo, mi manca il suo profumo…

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I still feel chocolate smell!
I still feel chocolate smell,
Deep in my hands, filling my dress
I’m feeling chocolate smell
Under my skin, near in my chest
There was chocolate smell in our room
Make beating my heart and hiding the moon
I still feel smell of chocolate,
Down in street, straight to my bed
When I lay in the night and you’ve come to my head,
I remember your lips and the taste of black chocolate
There’s smell of chocolate and I am falling so down,
Wish to my eyes that you appear righ now

I still feeling it now but it’s only a dream,
‘Cause you’re far away and there’s no sunbeam
Leaving this land of chocolate and car
Yesterday you’ve cross the sea and going so far
Darling, you missing me so much
‘Cause I need everyday your chocolate touch

KarmaBurning, 25 MAR 2008

ciliegie

Posso dirmi non solo fortunata ma di più, ho accanto a me un uomo fantastico che sa sorprendermi e che mi fa sentire amata. Lo amo tanto, e oggi che sono accadute tante cose mi sento di dire che lo amo ancora di più. Oggi lui ha provato a leggere un po’ del mio recente passato, ed ha provato sentimenti che mi hanno scosso, non posso negare d’avere avuto passione per quell’altro uomo di averne desiderato la presenza e di essere rimasta  affascinata sopratutto dalla sua favella. Ma ora so di amare veramente e so di amare lui non l’altro eppure mi sento in colpa per aver ferito con le mie parole quest’amore così puro e così nuovo. Anche perchè gli ho chiesto di trovarmi un nick perchè questo nuovo blog fosse diverso avesse anche qualcosa di suo e lui ha scelto per me:  fior di ciliegia che in giapponese si dice Sakura. Sono rimasta colpita dalla ragione per cui ha scelto questo nome, lui mi considera la primavera, delicata come un fiore di ciliegio.  Mi sono commossa e tanto. Posso dire d’avere un compagno eccezionale e vorrei che  la nostra vita insieme fosse serena e piena, sopratutto ora che andiamo a vivere insieme. Devo proprio impegnarmi, io lo amo.

Oggi

Oggi perché domani proprio non so, mi sento tanto confusa dentro. Come al solito la causa è la mia salute, schifosissima salute che non c’è. Oggi un turbinio di camici bianchi m’ ha reso ancora più incerta su tutto quello che mi affligge. A volte mi chiedo cosa ho veramente, che c’è dentro il mio corpo che cova giorno dopo giorno una nuova malattia, un nuovo dolore. Mi sono abituata alle grandi e brutte notizie ma oggi qualcuno al di là di quel tavolo, pieno di fogli di referti d’analisi e risonanze, mi ha detto di ricominciare tutto. Si, si ricomincia da zero dopo 5 anni di cure per la sclerosi multipla, ricomincio da zero. Non sono i 56 esami del sangue che devo fare domani o la risonanza o la visita o…. Sono invece le mie certezze che crollano, uno in fondo si abitua dopo tanti anni ad aver una malattia a cui aggrapparsi quando sta male, un nome a cui dare le colpe quando non sa con chi prendersela, ma ora? Ho accettato questa sfida, e loro mi hanno prospettato tante altre malattie che si sarebbe aggiunte strada facendo a qualcosa che se prima aveva un nome oggi cerca di nuovo una sua identità, ed io con lei.

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